Invenzioni in Svizzera: l’LSD
La scoperta dell'LSD-25 da parte di Albert Hofmann nel 1938 fu dapprima poco spettacolare. Ma un caso fortuito nel 1943 portò al leggendario giro in bicicletta e svelò l'immenso potenziale della sostanza destinata a segnare il XX secolo. L'articolo ripercorre l'affascinante storia dell'LSD, dalla sua origine dalla segale cornuta al suo ruolo nella scienza e nella controcultura.
Punti chiave
- Albert Hofmann sintetizzò l’LSD-25 per la prima volta nel 1938 presso Sandoz, inizialmente senza alcuna utilità medica riconoscibile.
- Un autoesperimento fortuito nell’aprile 1943 rivelò l’effetto psicoattivo della sostanza a dosi estremamente ridotte.
- Dal 1947 l’LSD fu impiegato come Delysid per la ricerca e la terapia psichiatriche, prima di diventare negli anni Sessanta un’icona della controcultura.
- Hofmann deplorò l’abuso del suo «figlio difficile», ma poté ancora assistere alla ripresa della ricerca psichedelica prima della morte nel 2008.
Un chimico di Baden
Quando Albert Hofmann venne al mondo l'11 gennaio 1906 a Baden, in Svizzera, nulla lasciava presagire che il suo nome sarebbe un giorno stato inscindibilmente legato a una delle sostanze più controverse della storia dell’umanità. La famiglia viveva in condizioni modeste. Il padre lavorava come attrezzista in una fabbrica e, quando si ammalò, il giovane Albert dovette contribuire presto al reddito familiare. Fu un padrino a rendergli infine possibile la frequenza del liceo.
Ciò che segnò Hofmann già da bambino non fu un interesse per la chimica, bensì un’esperienza della natura. Durante una passeggiata nel bosco sopra Baden fu colto da un momento di intensa beatitudine, un travolgente senso di unione con tutto ciò che vive – un’esperienza che non dimenticò per tutta la vita e che più tardi lo indusse a perseguire con serietà scientifica la questione degli stati di coscienza alterati. Questa precoce esperienza «mistica» forma una curiosa parentesi attorno alla sua carriera successiva: per tutta la vita Hofmann cercò la spiegazione chimica e filosofica di quella realtà che non si lascia catturare in una provetta.
Nel 1929 Hofmann conseguì il dottorato all’Università di Zurigo in chimica medica. La sua dissertazione trattava della degradazione della chitina, la sostanza della corazza di insetti e crostacei – un lavoro che concluse in tempi record. Nello stesso anno entrò alla Sandoz AG di Basilea, un’azienda farmaceutica che più tardi (dopo la fusione con Ciba-Geigy nel 1996) sarebbe confluita nel gruppo Novartis. Presso Sandoz Hofmann rimase per l’intera vita professionale.
La segale cornuta: un veleno antico dal nuovo potenziale
Per capire come nacque l’LSD occorre raccontare di un fungo che per secoli aveva diffuso il terrore: la segale cornuta (Claviceps purpurea). Questo ascomicete infesta la segale e altri cereali e forma granuli scuri, a forma di corno, contenenti alcaloidi altamente attivi. Nel Medioevo il cereale contaminato dalla segale cornuta provocò ripetutamente avvelenamenti di massa – il cosiddetto «fuoco di Sant’Antonio», una malattia crudele accompagnata da dolori brucianti, allucinazioni e, nel peggiore dei casi, dalla necrosi di interi arti.
Eppure le stesse sostanze che rendono la segale cornuta tanto pericolosa possiedono anche un’utilità medica. Le levatrici conoscevano da tempo il suo effetto ossitocico ed emostatico. Nella farmacia moderna questo sapere fu sistematizzato: nel 1918 Arthur Stoll, chimico dirigente di Sandoz, isolò il primo alcaloide puro della segale cornuta – l’ergotamina –, impiegata contro l’emicrania e contro le emorragie del post partum. All’inizio degli anni Trenta gruppi di ricerca riconobbero che il nucleo chimico comune di questi alcaloidi era un composto determinato: l’acido lisergico.
Qui iniziò il lavoro di Hofmann. Ricevette il compito di produrre nuovi composti a partire dall’acido lisergico – nella speranza di ricavarne medicamenti con azione stimolante sulla circolazione e sulla respirazione. Hofmann riuscì a stabilizzare chimicamente l’acido lisergico e a combinarlo con diverse molecole. Da questi lavori nacquero fra l’altro la Methergin, un farmaco contro le emorragie ancora oggi usato in ostetricia, e più tardi l’Hydergina, un preparato impiegato contro i disturbi circolatori dell’età avanzata, che divenne uno dei prodotti di maggior successo di Sandoz.
La venticinquesima sostanza
Il 16 novembre 1938, nell’ambito di questa serie di esperimenti, Hofmann sintetizzò il venticinquesimo composto di una serie di derivati dell’acido lisergico: la dietilammide dell’acido lisergico. Dal nome tedesco «Lyserg-Säure-Diäthylamid» e dal numero progressivo della serie sperimentale derivò la sigla di laboratorio con cui la sostanza sarebbe diventata celebre in tutto il mondo – LSD-25.
L’aspettativa era farmacologicamente poco spettacolare. Hofmann sperava in uno stimolante circolatorio e respiratorio, paragonabile alla Coramina allora in uso. Gli esperimenti sugli animali delusero però le attese. Gli animali da esperimento divennero sì irrequieti e mostrarono una certa eccitazione, ma i farmacologi e i medici responsabili presso Sandoz non videro alcun motivo per approfondire la sostanza. L’LSD-25 fu, come Hofmann formulò più tardi, messo da parte e dimenticato per cinque anni – uno delle centinaia di composti che nella ricerca farmaceutica finiscono sul proverbiale «mucchio di scarti» delle sostanze inutilizzabili.
Ciò che colpisce in questa storia è che l’LSD-25 sia tornato. Di regola, le sostanze una volta scartate restavano tali. Ma Hofmann non riuscì a lasciar perdere quel composto. Parlò più tardi di un «singolare presentimento», della sensazione che quella sostanza avesse da offrire più di quanto lasciassero supporre i primi test. È uno di quegli episodi della storia della scienza in cui la sobria routine di laboratorio e un’intuizione difficile da afferrare si intrecciano in modo singolare.
Il 16 aprile 1943: un caso con conseguenze
Cinque anni dopo la prima sintesi, nella primavera del 1943, Hofmann decise di riprodurre l’LSD-25 per mettere ulteriori campioni a disposizione del reparto farmacologico – un passo insolito, dato che la sostanza era già stata scartata. Nel pomeriggio del 16 aprile 1943 stava eseguendo le ultime fasi di purificazione della sintesi quando fu colto da strane sensazioni. Dovette interrompere il lavoro e tornare a casa.
Nei suoi appunti Hofmann descrisse uno stato onirico, una vertigine simile all’ebbrezza, una fantasia stimolata e un flusso di immagini straordinariamente vivide, di intensa colorazione caleidoscopica. Dopo circa due ore lo stato si attenuò. Da chimico esperto, Hofmann trasse la conclusione più ovvia: doveva aver assorbito inavvertitamente una piccola quantità della sostanza, presumibilmente attraverso la pelle dei polpastrelli. E riconobbe subito la portata scientifica – che una sostanza potesse, già in quantità minime, esercitare un effetto così profondo sulla coscienza era senza precedenti per la farmacologia dell’epoca.
L’autoesperimento e il celebre giro in bicicletta
Per averne certezza, Hofmann decise di condurre un esperimento su sé stesso. Lunedì 19 aprile 1943, alle 16.20, assunse 0,25 milligrammi – ossia 250 microgrammi – di LSD. Dal punto di vista odierno era una dose considerevole: l’LSD è così potente che già una frazione di quella quantità produce un effetto marcato. Hofmann procedette nella convinzione di aver scelto una prudente dose soglia; in realtà si somministrò molte volte quanto sarebbe stato necessario per un effetto netto.
L’effetto insorse rapido e violento. Hofmann chiese alla sua assistente di laboratorio di accompagnarlo a casa. Poiché a causa della guerra non erano disponibili automobili, i due percorsero il tragitto in bicicletta. Quel ritorno a casa entrò nella storia culturale come il leggendario giro in bicicletta – e diede il nome alla festa non ufficiale celebrata tuttora ogni anno il 19 aprile: il «Bicycle Day».
Durante il tragitto Hofmann sperimentò una drammatica distorsione della percezione. Aveva l’impressione di non avanzare, benché la sua accompagnatrice gli assicurasse che procedevano spediti. Giunto a casa, attraversò ore di angoscia profondissima. Temette di perdere la ragione o di morire; oggetti e persone familiari si trasformarono nella sua percezione in qualcosa di minaccioso, e la vicina gli apparve a tratti come una strega malvagia. Un medico chiamato sul posto non poté constatare, a parte le pupille dilatate, alcun reperto fisico preoccupante.
Con l’avanzare della notte l’esperienza mutò. L’angoscia si ritirò e al suo posto subentrarono immagini di enorme sfarzo di colori e ricchezza di forme, un affascinante gioco di impressioni che sembrava trasformarsi a ogni respiro. Hofmann si svegliò il mattino seguente con la mente lucida e una sensazione di freschezza e benessere – e con la certezza di aver scoperto qualcosa di fondamentalmente nuovo.
Una sostanza in cerca del proprio senso
Sandoz riconobbe l’importanza della sostanza e dal 1947 immise l’LSD sul mercato con il nome commerciale Delysid – non come sostanza d’abuso, bensì come strumento per la ricerca e la terapia psichiatriche. L’idea di fondo: l’LSD avrebbe potuto aiutare gli psichiatri a comprendere meglio il mondo esperienziale dei pazienti psicotici, provocando temporaneamente uno stato paragonabile. Al tempo stesso i terapeuti sperimentarono la sostanza come ausilio nella psicoanalisi, per rendere accessibili contenuti rimossi.
Negli anni Cinquanta e nei primi anni Sessanta nacque un’ampia letteratura scientifica. Centinaia di studi esaminarono l’LSD nel trattamento dell’alcolismo, delle depressioni, dei disturbi d’ansia e nell’accompagnamento dei morenti. Anche la giovane ricerca sulla coscienza si interessò alla sostanza. Fu un’epoca in cui l’LSD era considerato uno strumento di ricerca da prendere sul serio, con cui si volevano indagare i misteri della percezione, della mente e della malattia psichica.
Nel frattempo Hofmann ampliò la propria opera. Negli anni Cinquanta si rivolse ai funghi magici messicani e ne isolò i principi attivi psilocibina e psilocina – anche qui fu il primo a riuscirne la sintesi. Più tardi studiò i principi attivi di una specie messicana di convolvulacea e ne stabilì la parentela chimica con l’LSD. Il suo interesse scientifico riguardò sempre il ponte fra la chimica delle piante e gli effetti sulla mente umana.
Dal laboratorio alla controcultura
Ciò che era iniziato come un sobrio progetto di ricerca farmaceutica sfuggì di mano nel corso degli anni Sessanta – almeno dal punto di vista del suo scopritore. L’LSD lasciò i laboratori e le cliniche e divenne il simbolo chimico di un intero movimento culturale. Figure come l’ex psicologo di Harvard Timothy Leary propagandarono il consumo di massa e incontrollato come mezzo di espansione della coscienza e di liberazione sociale. L’LSD divenne il carburante della controcultura psichedelica e segnò la musica, le arti figurative e il sentire di una generazione.
Hofmann seguì questo sviluppo con crescente disagio. Non aveva nulla contro la sostanza in sé – al contrario, era convinto del suo valore. Ma rifiutava decisamente il consumo ricreativo spensierato. Per lui l’LSD era uno strumento che richiedeva rispetto, preparazione e un contesto protetto, non un divertimento da festa. Richiamandosi alle esperienze contraddittorie che associava alla sostanza, coniò per essa la denominazione divenuta celebre del suo «figlio difficile»: un composto dal potenziale straordinario, il cui abuso lo rattristò profondamente.
La reazione sociale non si fece attendere. Di fronte al consumo ricreativo di massa e ai rischi connessi, numerosi Stati vietarono l’LSD nel corso della fine degli anni Sessanta. Sandoz cessò la produzione nel 1965. Con il divieto si arrestò in gran parte anche la ricerca legale – una circostanza che Hofmann deplorò, poiché vedeva il potenziale terapeutico della sostanza inutilizzato. A suo avviso il problema non era la sostanza, bensì il modo irresponsabile di trattarla.
Una lunga vita e un ritorno tardivo
Albert Hofmann rimase presso Sandoz fino al pensionamento nel 1971, dove da ultimo diresse il reparto delle sostanze naturali. Anche in seguito restò attivo scientificamente e pubblicisticamente. Nel 1979 pubblicò le sue memorie con il titolo LSD – Il mio bambino difficile, un libro che racconta di prima mano la storia della sua scoperta e che è tuttora considerato un classico della letteratura scientifica. Vi si trova anche il pensiero spesso citato secondo cui non fu lui a scegliere l’LSD, bensì l’LSD a trovarlo e a chiamarlo – una formulazione che coglie il singolare rapporto fra il chimico e la sua creazione più celebre.
Hofmann raggiunse un’età straordinariamente avanzata. Verso la fine della sua vita vide il clima scientifico iniziare a mutare e una nuova generazione di ricercatori riscoprire il potenziale terapeutico delle sostanze psichedeliche in condizioni scientifiche rigorose – per esempio nel trattamento di depressioni, stati d’ansia e traumi. Visse gli inizi di questa rinascita della ricerca psichedelica, che aveva a lungo desiderato. In occasione del suo centesimo compleanno, nel gennaio 2006, fu onorato a Basilea con un simposio internazionale che riunì scienziati da tutto il mondo.
Albert Hofmann morì il 29 aprile 2008, all’età di 102 anni, nella sua casa di Burg, nel Canton Basilea Campagna, per un infarto cardiaco. Lasciò un’eredità ambivalente: una sostanza considerata al tempo stesso simbolo di una cultura eccessiva delle droghe e portatrice di speranza per la psichiatria.
L’eredità di un presentimento
La storia di Albert Hofmann e dell’LSD è più dell’aneddoto di un caso fortunato. Racconta del confine sottile fra veleno e rimedio, dell’imprevedibilità delle scoperte scientifiche e della responsabilità che le accompagna. Una sostanza pensata come stimolante respiratorio, scartata e tornata solo grazie a un presentimento a stento spiegabile del suo creatore, divenne il punto focale di medicina, diritto, arte e politica sociale.
Hofmann stesso rimase per tutta la vita un sobrio scienziato naturale, che tuttavia prendeva sul serio la dimensione mistica dell’esperienza umana. In quella radura sopra Baden, dove da bambino aveva percepito la travolgente unione con tutta la vita, vide retrospettivamente un’anticipazione di ciò che l’LSD gli avrebbe più tardi reso chimicamente accessibile. Che proprio un riservato chimico basilese sia diventato il padrino involontario di una controcultura mondiale è una delle grandi ironie della storia della scienza – e si addice pur sempre a una sostanza che, come poche altre, capovolse le aspettative del proprio tempo.
Riferimenti
- Albert Hofmann, „LSD – Mein Sorgenkind" (1979)
- Encyclopædia Britannica, Biografie Albert Hofmann
- The Lancet, Nachruf (2008)
- Smithsonian Magazine