Carenze di fornitura: il vuoto sullo scaffale è la porta dei falsari

La sicurezza dei medicamenti in Svizzera si fonda su un presupposto: ciò che passa attraverso la catena legale è autentico. Questo presupposto non è una legge di natura, bensì una prestazione quotidiana. E finisce sotto pressione proprio là dove l'approvvigionamento si inceppa.

R
Rosa Berg · August 19, 2026 · 13 min read
Carenze di fornitura: il vuoto sullo scaffale è la porta dei falsari

Punti chiave

  • Le carenze nella catena di approvvigionamento legale creano una domanda che fornitori illegali e falsari soddisfano.
  • Il mercato illegale dei medicamenti si sposta verso l’Europa, il che rende le contraffazioni più difficili da riconoscere per i profani.
  • La prevenzione più importante è la consulenza in farmacia, che mantiene i pazienti nel sistema sicuro anche in caso di carenze.
  • Una revisione della legge sugli agenti terapeutici intende rafforzare l’approvvigionamento, ma richiede la partecipazione attiva della categoria dei farmacisti.

Nell’autunno del 2023 una persona si trovava in ospedale in Austria con ipoglicemia e crisi convulsiva. La causa scatenante era una penna preriempita che sembrava un preparato a base di semaglutide, ma conteneva insulina glargine. Il laboratorio di un ufficio di controllo tedesco identificò più tardi la sostanza in modo inequivocabile; le autorità ipotizzarono penne di insulina rietichettate. La persona interessata non si era procurata il preparato in farmacia. Secondo lo stato delle indagini di allora, il lotto proveniva da un’altra fonte.

Questa frase è la più importante dell’intero caso e descrive al tempo stesso la situazione in Svizzera. Le contraffazioni raggiungono le pazienti e i pazienti quasi mai attraverso il grossista e l’officina. Li raggiungono di fianco, oltre, aggirando. Tramite un negozio online, tramite un istituto di bellezza, tramite una raccomandazione su un social network, tramite un conoscente a cui ne è avanzato.

È proprio su questo che è costruito il diritto svizzero. Con la ratifica della Convenzione Medicrime nell’ottobre 2018 il Parlamento ha inserito nella legge sugli agenti terapeutici l’articolo 17a, che disciplina identificativi univoci e dispositivi di sicurezza sulle confezioni dei medicamenti, sul modello della direttiva europea contro la falsificazione. Diversamente che nell’UE, apposizione e verifica sono però in linea di principio facoltative. La motivazione della Confederazione è notevolmente chiara: nelle catene di fornitura legali non sono finora stati trovati medicamenti falsificati destinati al mercato svizzero.

È un’affermazione sul passato, non una garanzia per il futuro. Ed è soprattutto un complimento che raramente viene letto come tale. La Svizzera rinuncia a un sistema obbligatorio capillare perché la catena funziona. La catena funziona perché grossisti, farmacie ospedaliere e farmacie pubbliche la fanno funzionare. Chi lavora in officina non amministra scatole. Tiene in piedi una presunzione su cui il legislatore fa affidamento.

La pressione viene dall’esterno, e aumenta

Le cifre le fornisce Swissmedic ogni anno in febbraio. Nel 2025, insieme all’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini, sono state accertate 6647 spedizioni illegali di medicamenti, il 17 per cento in più rispetto all’anno precedente. Nel confronto pluriennale ciò si colloca su un livello simile a quello di anni passati, ma la composizione si è spostata. I prodotti per l’erezione, per anni la voce dominante con quasi l'80 per cento, ne costituivano ancora il 41 per cento. Circa il 19 per cento riguardava invece preparati contro la caduta dei capelli e il dodici per cento ormoni, melatonina compresa. L’otto per cento riguardava psicofarmaci nonché sonniferi e sedativi, il cinque per cento spray nasali e lassativi.

La cifra politicamente più interessante sta un po’ nascosta. Nel 2022 il nove per cento delle spedizioni trattate era stato impostato nell’Europa occidentale. Nel 2025 era il 40 per cento. Il mercato illegale ha cambiato indirizzo. Ciò che un tempo veniva dall’Asia e appariva sospetto al destinatario già per confezione, lingua e via di spedizione, oggi arriva da un Paese dell’UE, con timbro postale europeo e un sito web che sembra una farmacia. Una parte considerevole della merce proviene tuttora da Stati terzi e viene introdotta attraverso Paesi di transito dell’UE. Per la persona allo sportello questo significa: il più importante segnale d’allarme che la vostra clientela riconosceva un tempo per intuito è scomparso.

Che il 94 per cento dei casi trattati da Swissmedic si concluda in procedura semplificata, con ammonimento e distruzione della merce, dice inoltre qualcosa sulle persone che vi stanno dietro. Non sono criminali. Sono pazienti che hanno ordinato qualcosa che legalmente non ottenevano, o non ottenevano abbastanza in fretta.

Il GLP-1 come caso esemplare

Con quale rapidità un’ondata di domanda riempia i canali illegali, Swissmedic l’ha descritto nell’agosto 2025 in un’apposita avvertenza. Vengono offerti capsule, gocce e integratori alimentari che si promuovono con la sigla GLP-1 e recano in parte loghi di autorità di omologazione, fra cui quello di Swissmedic stessa, oltre a certificazioni inventate. Nessuno di questi prodotti è verificato o omologato. In un preparato dimagrante pubblicizzato come puramente naturale il laboratorio di Swissmedic ha rilevato il principio attivo soggetto a prescrizione semaglutide, in dosaggio efficace.

Vi si aggiungono altri due schemi. Primo, contraffazioni per scambio di etichette, in cui penne di comune commercio vengono rietichettate; la somiglianza esteriore nasconde che nel contenitore vi è una sostanza del tutto diversa. Secondo, principi attivi prodotti illegalmente, per lo più come polvere o soluzione, spesso dall’Asia, senza alcun controllo farmaceutico, distribuiti tramite canali online e pubblicizzati da influencer. Swissmedic segnala espressamente che le offerte di preparati iniettabili provenienti da studi di cosmesi e saloni di bellezza vanno messe in discussione con particolare scetticismo.

Si può leggere questa avvertenza come una curiosità. La si può anche leggere come una previsione. Con la disponibilità orale dei principi attivi GLP-1 cade l’ultimo ostacolo pratico del commercio illegale. Una compressa non necessita di catena del freddo, di penna, di istruzione all’iniezione. Si può spedire in una busta e imitare in un blister che nessuno distingue da uno vero. Chi crede che il problema si esaurirà con la fine delle carenze di fornitura delle iniezioni sottovaluta notevolmente la capacità di adattamento di questo mercato.

Per inquadrare, senza confondere le proporzioni: nel 2017 l’OMS stimava, sulla base di oltre 100 studi con circa 48 000 campioni provenienti da 88 Paesi, che circa un medicamento su dieci nei Paesi a reddito basso e medio sia di qualità scadente o falsificato. Questa cifra non descrive la Svizzera e non va trasferita a essa. Descrive dove finisce un sistema sanitario quando la catena legale perde la propria affidabilità.

Il vero nesso

Si giunge così al punto in cui i due temi di questo testo diventano uno. Contraffazioni e carenze di approvvigionamento vengono di regola discusse separatamente, l’una come tema di criminalità, l’altra come tema industriale e di prezzo. È un errore di ragionamento.

Una persona non lascia la catena di approvvigionamento legale per spirito d’avventura. La lascia nel momento in cui sente che il suo medicamento al momento non c’è. Ogni rifiuto allo sportello è un’occasione per il mercato grigio, e questo mercato è raggiungibile ventiquattr’ore su ventiquattro, formulato in modo gentile e mai esaurito.

La dimensione di questa occasione è nota. La società dei farmacisti quantifica la situazione, sulla base della piattaforma privata drugshortage.ch, in mediamente circa 700 medicamenti non disponibili. Il numero delle carenze di fornitura è cresciuto negli anni e permane su un livello elevato; sono interessati soprattutto preparati economici e fuori brevetto, ossia proprio quelli di cui si ha bisogno quotidianamente nelle cure di base. La cerchia dei principi attivi soggetti a notifica presso l’ufficio di notifica dei medicamenti per uso umano vitali è stata ampliata nel gennaio 2026 e comprende ora circa 330 principi attivi. Le scorte obbligatorie coprono, a seconda del medicamento, un fabbisogno di due-quattro mesi.

L’onere che ciò genera non è un rumore di fondo. Nel confronto europeo, nel 2025 tutti gli Stati membri dell’UE hanno registrato carenze di fornitura; secondo un’indagine dell’associazione europea dei farmacisti, le farmacie vi dedicano in media dodici ore alla settimana per assorbirne le conseguenze. È più di un giorno alla settimana, ed è lavoro che nessuno vede, nessuno fattura e di cui nessuno sente la mancanza – finché non viene meno.

È proprio qui che si decide se una carenza diventi un rischio di contraffazione. Chi riceve un rifiuto e insieme una richiamata nel pomeriggio, un contatto con lo studio medico, un’alternativa con conversione della dose spiegata e una data concreta in cui la merce sarà disponibile non cerca su Internet. Chi riceve un rifiuto e nient’altro cerca la sera stessa. La prevenzione svizzera delle contraffazioni non consiste in primo luogo di dogana e diritto penale. Consiste in ciò che accade nei dieci minuti successivi alla frase «al momento non ce l’abbiamo».

Che cosa sta facendo il legislatore

Dopo decisioni dell’agosto 2024 e del 20 marzo 2026, il 19 giugno 2026 il Consiglio federale ha aperto la consultazione su una revisione parziale della legge sugli agenti terapeutici, che dura fino al 16 ottobre 2026. Il contenuto merita in officina più attenzione di quanta ne riceva finora.

È previsto che grossisti e importatori possano, in caso di carenza incombente o esistente in Svizzera, importare e immettere temporaneamente in commercio medicamenti non omologati. È inoltre previsto che farmacie pubbliche, farmacie ospedaliere e la farmacia dell’esercito possano anche fabbricare esse stesse medicamenti non omologati. I medicamenti provenienti da Paesi con un controllo comparabile dovrebbero poter essere omologati con procedura semplificata. In aggiunta, le regole sulla vendita per corrispondenza dovrebbero essere allentate e la dispensazione in dose singola disciplinata più chiaramente.

Il primo di questi punti è logistica. Il secondo è altra cosa. Riscrive la farmacia nella legge come fabbricante, non come punto di dispensazione, bensì come parte produttiva della sicurezza dell’approvvigionamento. È, a mente fredda, il ritorno di una competenza progressivamente sottratta alla professione nel corso dei decenni, e non nasce dalla nostalgia, bensì dalla constatazione dello Stato che ne ha bisogno.

Questo ritorno non è però un regalo. Fabbricare in proprio significa assumersi responsabilità per qualità, documentazione, personale e responsabilità civile, in un’azienda che già dedica dodici ore alla settimana alla gestione delle carenze. Chi lo desidera deve concorrere a definire le condizioni, e la consultazione è ancora aperta. Si conclude a metà ottobre. Dopo si deciderà sulla categoria professionale, non più con essa.

Sulla vendita per corrispondenza gli argomenti divergono onestamente. Chi sostiene l’allentamento rileva che una domanda disposta all’acquisto confluisce meglio in un canale legale controllato che in uno estero incontrollato. Chi lo respinge rileva che ogni allungamento della distanza fra professionista e paziente riduce la densità della consulenza e rende ancora più difficile per i profani distinguere fra offerta online legale e illegale, proprio perché i fornitori illegali hanno ormai un aspetto europeo. Entrambe le posizioni sono plausibili; quale effetto prevalga dipende dalla configurazione concreta, ed è proprio per questo che vale la pena partecipare alla consultazione.

La serializzazione aiuta, ma non dove brucia

Parallelamente procede il dossier sui dispositivi di sicurezza. Lo Swiss Medicines Verification System esiste ed è operativo. Il progetto di ordinanza relativo all’articolo 17a è andato in consultazione il 6 maggio 2025, conclusasi a fine agosto 2025; l’Ufficio federale della sanità pubblica lavora al rapporto, i passi successivi saranno definiti nel corso del 2026. Diversi Cantoni e associazioni hanno chiesto termini transitori più lunghi e un miglior coordinamento con il sistema dell’UE, per evitare duplicazioni.

Le aspettative andrebbero però ordinate con pulizia. Un sistema di verifica controlla se una confezione presente nella catena legale sia autentica. È efficace contro l’ingresso di contraffazioni proprio in questa catena, e tale rischio cresce con commercio parallelo, reimportazioni e importazioni d’emergenza da situazioni di carenza, ossia proprio con gli strumenti che ora vengono potenziati contro le carenze. In questo senso serializzazione e politica dell’approvvigionamento vanno insieme.

Contro il problema che la statistica svizzera effettivamente rappresenta, uno scanner non aiuta invece. Un preparato che non è mai stato nella catena legale non genera alcun messaggio di errore. Si trova in una busta nella cassetta delle lettere, e l’unico luogo in cui può emergere è un colloquio.

Che cosa significa per il lavoro quotidiano

Il rilevatore più efficace resta quindi il professionista, e non nel suo ruolo di controllore, bensì in quello di persona a cui si racconta qualcosa.

Ciò presuppone una determinata conduzione del colloquio. Chi ha ordinato online sa per lo più che non era una buona idea. Chi viene rimproverato per questo la volta successiva non lo dirà più, e la volta successiva sarà forse una penna di insulina rietichettata. La domanda che funziona è posta in modo aperto e privo di giudizio: da dove proviene il preparato, che cosa c’è scritto sulla confezione, se ha lo stesso aspetto dell’ultima volta. La domanda che non funziona comincia con «non avrà mica…».

Dovrebbero destare attenzione, fra l’altro, una confezione senza scritte o con scritte in lingua straniera, una chiusura di garanzia mancante o danneggiata, una scala di dosaggio o una meccanica della penna non corrispondenti al prodotto noto, un prezzo sorprendentemente basso, un acquisto senza prescrizione medica nonché effetti non corrispondenti al principio attivo dichiarato. Quest’ultimo punto è clinicamente il più delicato, perché si manifesta solo dopo l’uso. Un’ipoglicemia grave e improvvisa in una persona senza terapia insulinica non è un enigma farmacologico, bensì un indizio sulla fonte di approvvigionamento.

Qui esiste però un’interazione scomoda raramente esplicitata. Gestire le carenze significa in pratica che in officina arriva merce proveniente da scorte obbligatorie, con presentazione estera o contingentata, che i preparati vengono cambiati più spesso e che le confezioni hanno un aspetto diverso rispetto all’ultimo acquisto. Per il professionista è routine. Per la paziente significa abituarsi al fatto che il suo medicamento si chiami improvvisamente in modo diverso, abbia un altro aspetto e sia etichettato in lingua straniera. Perde così proprio quella semplice regola empirica che potrebbe proteggerla da una contraffazione. La carenza non rende quindi il mercato grigio solo più attraente, lo rende anche meno riconoscibile.

La conseguenza non è una rassicurazione, bensì uno spostamento. Se l’aspetto diventa inutilizzabile come criterio di verifica per i profani, resta solo la fonte di approvvigionamento. È il messaggio che va ancorato stabilmente nella consulenza, ed è abbastanza semplice per qualsiasi banco: non è la confezione a decidere se un medicamento sia sicuro, bensì la via per cui è arrivato. Un preparato dall’aspetto insolito proveniente dalla farmacia è innocuo. Uno dall’aspetto familiare proveniente da Internet non lo è.

Se sussiste un sospetto, il prodotto non va nella spazzatura, bensì trattenuto e segnalato. Swissmedic gestisce un canale proprio per le segnalazioni di prodotti presumibilmente illegali o falsificati, esamina le indicazioni, dispone misure correttive e trasmette a organi nazionali o internazionali. Ogni segnalazione migliora la base di dati su cui le autorità fondano le proprie avvertenze e la politica le proprie decisioni. Senza segnalazioni dalla pratica, la statistica resta ciò che la dogana intercetta per caso.

E infine fa parte della prevenzione ciò che non figura in alcuna ordinanza: la gestione attiva del rifiuto. Una proposta alternativa documentata, un contatto con chi prescrive, una dispensazione parziale dove ammessa, una richiamata con data di consegna. Non perché venga remunerato, bensì perché è l’unica misura che tenga il paziente nel sistema.

La vera domanda

Attualmente si parla molto di sicurezza dell’approvvigionamento. Un’iniziativa popolare è pendente dall’ottobre 2024, nel marzo 2026 il Consiglio federale le ha contrapposto un controprogetto diretto, un rapporto di esperti dell’ottobre 2025 ha indicato i campi d’azione e la revisione di legge è in consultazione. Il dibattito ruota quasi esclusivamente attorno a quantità, prezzi, stoccaggio e siti produttivi. È necessario ed è insufficiente.

Perché ciò che in una situazione di carenza va davvero perso non è soltanto una confezione. È l’ovvietà con cui una persona presume di ottenere ciò di cui ha bisogno là dove è sicuro. Questa ovvietà è l’infrastruttura più silenziosa e più preziosa del sistema sanitario, ed è l’unica protezione efficace contro un mercato che consegna in qualsiasi momento e non garantisce mai ciò che consegna.

La Confederazione motiva la propria prudenza nella protezione dalle falsificazioni con il fatto che finora nella catena legale non è stato trovato nulla. È vero. Ma non è uno stato, bensì un risultato, e per giunta un risultato che si conquista ogni giorno di nuovo, in circa 1800 sedi, per lo più senza che nessuno se ne accorga. In questo sistema la farmacia non è l’ultimo miglio della logistica. È il punto in cui da un prodotto nasce un’affermazione affidabile.

Non è un’immagine di sé romantica. È il fondamento dell’attività.

R

Rosa Berg

Autorin/Autor bei Dispensio.

Alle Beiträge →