Doxilamina: il doppio fondo della pratica in farmacia
Una rubrica sul conflitto professionale che nasce dalla dispensazione di medicamenti potenzialmente inadeguati come la doxilamina a pazienti anziani. Il testo illumina la discrepanza fra sapere farmaceutico e prassi di dispensazione e sostiene una presa a carico farmaceutica proattiva, che vada oltre la semplice consegna di un prodotto.

Dalla farmacia
La signora Müller ha settantasei anni e da tre anni dorme con la doxilamina. Sa in quale fila si trova. Sa che in primavera la confezione è passata dal blu al petrolio. Sa che non gliela prendiamo dallo scaffale ma dal cassetto dietro, perché da noi non è a libera scelta. Sa tutto – tranne il punteggio ACB pari a tre.
Quello lo so io. Lo sappiamo tutti, noi che abbiamo seguito almeno una formazione in geriatria. Fortemente anticolinergica, in lista Beers, in lista STOPP, in lista PRISCUS – dall’analisi ASPREE conosciamo dai dati anche gli hazard ratio. La doxilamina non è un sonnifero con effetti collaterali. È una sostanza il cui effetto principale, alla sua età, è clinicamente indesiderato.
La signora Müller la riceve comunque.
La riceve perché è una donna adulta che decide da sé che cosa ingerire. La riceve perché la sua medica di famiglia non è raggiungibile e stanotte deve dormire. La riceve perché non ho nient’altro da offrirle che possa metterle in mano alle cinque e mezza di un giovedì sera – nessun laboratorio del sonno, nessuna terapia cognitivo-comportamentale per l’insonnia, nessun appuntamento dal medico fra un quarto d’ora. E la riceve perché nessuno mi paga per l’ora che avrei dovuto passare a parlare con lei.
È questo il doppio fondo della nostra professione nel 2026. Negli editoriali e ai congressi parliamo della farmacia come punto di riferimento clinico. Da gennaio fatturiamo un check di sicurezza del medicamento e un check di sicurezza del paziente. Dal 2027, se la revisione della LAMal manterrà le promesse, la revisione della terapia sarà rimunerata. E nel frattempo vendiamo alla signora Müller un prodotto che sappiamo non essere una buona idea per lei.
Ci sono due modi di convivere con questo doppio fondo. Il primo è semplificarsi la vita richiamando la responsabilità individuale della signora Müller e il suo diritto all’automedicazione OTC. Non è sbagliato. Semplicemente non è tutto.
Il secondo è smontare il cassetto.
Non in senso morale. In senso pratico. Porre una domanda, breve, senza giri di parole: signora Müller, tiene ancora a quell’appuntamento dal dottor R.? Ha funzionato la consulenza sull’igiene del sonno dello scorso trimestre? Un accenno a un piano alternativo non anticolinergico – un tentativo con la melatonina, una finestra del sonno, la luceterapia in inverno, magari una conversazione con il figlio sulla situazione abitativa. Non perché sostituiamo queste cose. Ma perché siamo gli unici a sapere da tre anni che ogni giovedì lei vuole la confezione color petrolio.
Se il «check di sicurezza del paziente» non è questo, allora è una posizione tariffale. E sarebbe un peccato.
Oggi la signora Müller non ha ricevuto nessuna confezione. Ha ricevuto un appuntamento – breve, cordiale, fra dieci giorni. La doxilamina gliela venderò, forse anche la prossima volta. Ma non più senza quel quarto d’ora.
Questo è il mio check di sicurezza del paziente.

