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Ippocrate e il giuramento che nessuno presta più

Ogni medico presta il giuramento di Ippocrate – si dice. Non è vero. E «Primum non nocere»? Nemmeno quello Ippocrate lo ha mai scritto. Un piccolo viaggio dentro un grande malinteso.

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Dispensio Redaktion · June 5, 2026 · 3 min read
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Punti chiave

  • Il giuramento di Ippocrate nella sua forma antica oggi non viene praticamente più prestato da nessuna parte.
  • Ciò che si presta è la Dichiarazione di Ginevra dell’Associazione medica mondiale del 1948 – un testo interamente nuovo.
  • «Primum non nocere» non proviene dal giuramento. Il passo più vicino si trova nelle «Epidemie».
  • Ciò che la Dichiarazione di Ginevra ha ripreso dal giuramento è il suo nucleo: il paziente viene per primo.

Immagini che un medico sessantaduenne di Coo venisse oggi in visita. Barba, sandali, un rotolo di papiro sotto il braccio. Lei gli dice che ogni medico di questo pianeta presta ancora il suo giuramento. Dovrebbe sedersi.

E sarebbe, scientificamente parlando, una piccola bugia a fin di bene.

Perché il giuramento di Ippocrate, quel testo solenne che ogni studente di medicina alzerebbe alla fine degli studi come un boy scout la sua promessa, oggi non viene praticamente più prestato da nessuna parte nella forma antica. Ciò che viene prestato (e nemmeno ovunque in modo vincolante) è la Dichiarazione di Ginevra. Fu formulata nel 1948 dall’Associazione medica mondiale, rivista più volte, da ultimo nel 2017. Porta il nome di Ippocrate all’incirca come un ristorante si chiama «Da Mamma»: per devozione e per marketing.

La versione originale avrebbe infatti creato qualche difficoltà a un’associazione medica moderna.

C’è anzitutto la formula d’apertura: «Giuro per Apollo medico, per Asclepio, per Igea e Panacea.» Quattro divinità, già nelle prime righe. Nel plenum dell’assemblea ginevrina del 1948 la cosa, a dirla con prudenza, non avrebbe raccolto la maggioranza.

Poi il famoso divieto chirurgico: «Non userò il coltello, nemmeno per i calcoli vescicali.» Ippocrate riteneva che l’operazione andasse lasciata agli specialisti – un punto di vista con cui i chirurghi di oggi farebbero fatica a convivere.

Segue la clausola economicamente più delicata: il medico si impegna a mantenere il proprio maestro come un padre. E a istruire i figli di questi senza onorario. Può immaginare come sarebbe accolta questa idea in un mondo di griglie salariali e statistiche professionali.

E poi c’è quella frase che tutti credono di conoscere: Primum non nocere. Anzitutto non nuocere.

Non è nel giuramento.

Non figura affatto negli scritti tramandati di Ippocrate – perlomeno non in questa forma. Ciò che vi si trova davvero sta nelle «Epidemie», e suona decisamente più pragmatico: aiutare, o quantomeno non nuocere. Da questo sobrio motto clinico nacque, da qualche parte fra Galeno e il Rinascimento, un aforisma latino che si stampa meglio sulle calamite da frigorifero.

Ciò che resta, tolti gli dèi, il divieto chirurgico, la successione ereditaria e la citazione più famosa della storia della medicina, è la Dichiarazione di Ginevra. Ha una frase centrale, e la intende sul serio: La salute e il benessere del mio paziente saranno la mia prima preoccupazione.

È, a guardar bene, la stessa cosa in forma nuova: proprio ciò per cui Ippocrate all’epoca aveva scritto l’intero testo. Mettere il paziente al primo posto. Non per devozione, ma per etica professionale.

In questo senso il nostro ospite di Coo ha davvero motivo di sedersi di nuovo – questa volta per il sollievo. Il suo pensiero preferito è sopravvissuto 2400 anni. Solo che ora è formulato più sinteticamente, meno carico di divinità, e proviene espressamente da Ginevra.

Resta un bell’esempio di come funziona la tradizione. Si tiene il nome. Si tiene l’idea. Si butta via il resto. E tutti continuano ad annuire con reverenza.

Forse è comunque questa la cosa più istruttiva della storia. Non ogni celebre massima medica viene da colui a cui è attribuita. Non ogni giuramento solenne viene davvero prestato. E non ogni tradizione è antica quanto finge di essere.

Ma l’idea centrale – il paziente per primo – è decisamente più antica di Ginevra.

E decisamente più attuale di Apollo.

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Riferimenti
  1. Hippokrates, „Epidemien" Buch I
  2. Weltärztebund, „Declaration of Geneva" (1948, zuletzt revidiert 2017)
  3. Encyclopædia Britannica, Hippocratic Oath
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