Quando cuore e cervello non hanno la stessa età: perché i nostri organi invecchiano in modo diverso

Una persona può avere biologicamente 50 anni e possedere al tempo stesso organi che corrispondono biologicamente piuttosto a un individuo di 40 o di 70 anni. Ciò che a lungo è stato considerato teoria trova sempre più conferma nella moderna ricerca sui biomarcatori: gli organi non invecchiano in modo sincrono. Mentre il cuore può essere ancora sorprendentemente in forma, fegato, reni o cervello mostrano già chiari processi di invecchiamento. Per la ricerca sulla longevità questa conoscenza apre possibilità completamente nuove di riconoscere prima le malattie legate all'età e di prevenirle in modo più mirato. Al tempo stesso mette radicalmente in discussione le rappresentazioni finora correnti dell'«età biologica».

V
Verena Wegener · June 9, 2026 · 4 min read
Quando cuore e cervello non hanno la stessa età: perché i nostri organi invecchiano in modo diverso

Punti chiave

  • Gli organi invecchiano a velocità diverse e possono presentare un’età biologica nettamente distante da quella anagrafica.
  • Le analisi proteomiche su sangue consentono per la prima volta di determinare l’invecchiamento biologico organo per organo.
  • Un organo prematuramente invecchiato aumenta nettamente il rischio di malattie successive e di mortalità.

Perché gli organi invecchiano in modo diverso?

La medicina classica dell’invecchiamento ha a lungo presupposto che l’invecchiamento riguardasse in modo uniforme l’intero organismo. Ricerche più recenti mostrano però un quadro decisamente più complesso.

Ogni organo è esposto a sollecitazioni diverse. La pelle reagisce ai raggi UV, il fegato ai processi metabolici e all’alcol, i polmoni all’inquinamento ambientale e il cervello ai cambiamenti neurodegenerativi. Vi si aggiungono fattori genetici, processi infiammatori, irrorazione sanguigna, alimentazione e abitudini di vita individuali.

La conseguenza: gli organi sviluppano velocità di invecchiamento proprie.

Un concetto oggi molto discusso nella ricerca sull’invecchiamento non descrive quindi più l’essere umano come un organismo che invecchia in modo uniforme, bensì come un «mosaico di sistemi d’organo che invecchiano a ritmi diversi»¹.

La svolta: misurare nel sangue l’età dei singoli organi

Nel 2023 uno studio di ricercatori della Stanford University ha suscitato grande clamore. Grazie a moderne analisi proteomiche sono state esaminate migliaia di proteine ematiche attribuibili in modo specifico a diversi organi².

Sulla base di questi profili proteici gli scienziati hanno potuto determinare l’età biologica di singoli organi, fra cui:

  • cervello
  • cuore
  • fegato
  • reni
  • polmoni
  • sistema immunitario
  • sistema vascolare
  • muscolatura

Il risultato ha sorpreso persino i ricercatori:

In circa una persona su cinque almeno un organo mostrava un’età biologica nettamente superiore all’età anagrafica effettiva².

Ancora più notevole: le persone con un organo prematuramente invecchiato hanno sviluppato in seguito, in modo significativamente più frequente, le corrispondenti malattie.

Un cuore biologicamente «vecchio» aumentava per esempio nettamente il rischio di malattie cardiovascolari. Un cervello che invecchiava in modo accelerato si accompagnava a un rischio maggiore di deficit cognitivi e malattie neurodegenerative².

Il cervello: particolarmente sensibile ai processi di invecchiamento

Fra tutti gli organi, il cervello è attualmente al centro della ricerca sulla longevità.

Indagini recenti mostrano che cambiamenti misurabili possono comparire già decenni prima dei primi sintomi³.

Fra i principali fattori d’influenza:

  • infiammazioni croniche
  • insulinoresistenza
  • carenza di sonno
  • sedentarietà
  • ipertensione
  • isolamento sociale

Particolarmente interessante è l’osservazione che l’età biologica del cervello si lascia influenzare dallo stile di vita più di quanto a lungo si sia ritenuto⁴.

Attività fisica regolare, alimentazione mediterranea e buon sonno sono ormai associati a un invecchiamento cerebrale più lento.

Il cuore invecchia spesso prima di quanto si supponga

Le malattie cardiovascolari restano nel mondo la causa di morte più frequente.

Gli studi mostrano che i vasi arteriosi possono sviluppare segni di invecchiamento decenni prima dei sintomi clinici⁵.

Fra questi:

  • irrigidimento vascolare
  • disfunzione endoteliale
  • micro-infiammazioni croniche
  • disfunzioni mitocondriali

È interessante notare che l’età biologica dei vasi sembra spesso influenzata più dallo stile di vita che dall’età anagrafica effettiva⁶.

Fumo, sedentarietà e sindrome metabolica accelerano notevolmente l’invecchiamento vascolare.

Il fegato: l’organo della longevità sottovalutato

Mentre cuore e cervello ricevono grande attenzione, il fegato entra sempre più nel campo della ricerca sull’invecchiamento.

La crescente prevalenza mondiale della steatosi epatica non alcolica (NAFLD) fa sì che già persone giovani sviluppino segni precoci di invecchiamento accelerato dell’organo⁷.

Il fegato influenza numerosi processi:

  • metabolismo del glucosio
  • metabolismo lipidico
  • detossificazione
  • regolazione ormonale
  • controllo dell’infiammazione

Dati recenti suggeriscono che un fegato metabolicamente sano potrebbe essere un fattore centrale per un invecchiamento in salute⁸.

Il sistema immunitario: il metronomo dell’invecchiamento?

Un altro campo di ricerca si occupa del cosiddetto invecchiamento immunitario («immunosenescenza»).

Con l’età cambia la composizione delle cellule immunitarie. Al tempo stesso aumenta l’infiammazione cronica di fondo, fenomeno indicato come «inflammaging»⁹.

Molti scienziati considerano ormai questo processo uno dei principali motori delle malattie legate all’età.

Le infiammazioni croniche di basso grado sono associate a numerose patologie:

  • aterosclerosi
  • diabete di tipo 2
  • cancro
  • malattia di Alzheimer
  • sarcopenia

Il controllo dei processi infiammatori è quindi considerato uno degli obiettivi più promettenti delle moderne strategie di longevità.

Che cosa significa per il futuro della medicina?

La constatazione che gli organi invecchiano in modo diverso potrebbe cambiare radicalmente la medicina preventiva.

Invece di valutare in modo generico l’età di una persona, in futuro si potrebbero elaborare profili di invecchiamento per singolo organo.

Possibili applicazioni:

  • riconoscimento precoce dei rischi
  • programmi di prevenzione personalizzati
  • interventi mirati sullo stile di vita
  • programmi di screening adattati individualmente
  • migliore valutazione delle terapie di longevità

Le prime aziende biotech lavorano già a esami del sangue destinati a determinare l’età biologica di singoli organi.

Molti di questi procedimenti sono ancora in fase di ricerca. Gli esperti ritengono però che nei prossimi anni i marcatori d’età per organo potrebbero entrare sempre più nella pratica clinica.

Che cosa significa per i farmacisti?

Per i farmacisti nasce un nuovo, interessante campo di consulenza. La moderna medicina della longevità sposta il baricentro dal trattamento di singole malattie al mantenimento della funzione degli organi.

I temi classici della consulenza acquistano così ulteriore importanza:

  • controllo della pressione arteriosa
  • attività fisica
  • alimentazione
  • qualità del sonno
  • disassuefazione dal fumo
  • gestione del peso
  • protezione dai raggi UV
  • vaccinazioni

Perché in ultima analisi non è la data di nascita a decidere di un invecchiamento in salute, ma quanto bene i singoli sistemi d’organo riescano a mantenere la propria funzione nell’arco di decenni.

In breve

L’età biologica di una persona non è un valore unico. Cuore, cervello, fegato o sistema immunitario invecchiano a velocità diverse e reagiscono individualmente a stile di vita, ambiente e fattori genetici. La ricerca è ancora agli inizi, ma già oggi molti indizi suggeriscono che il futuro della medicina della longevità stia in una prevenzione per organo, con l’obiettivo di vivere non solo più a lungo, ma soprattutto più in salute.

Riferimenti
  1. López-Otín C et al. The hallmarks of aging. Cell. 2023;186(2):243–278.
  2. Oh J et al. Organ aging signatures in the plasma proteome track health and disease. Nature. 2023;624(7990):164–172.
  3. Livingston G et al. Dementia prevention, intervention, and care. The Lancet. 2024;403(10432):1168–1224.
  4. Erickson KI et al. Physical activity, cognition and brain outcomes. Nature Reviews Neurology. 2024;20(2):89–103.
  5. North BJ, Sinclair DA. The intersection between aging and cardiovascular disease. Circulation Research. 2023;132(4):497–515.
  6. Ungvari Z et al. Mechanisms of vascular aging. Nature Reviews Cardiology. 2024;21(1):36–55.
  7. Younossi ZM et al. Global epidemiology of NAFLD. Nature Reviews Gastroenterology & Hepatology. 2024;21(2):79–94.
  8. Le Couteur DG et al. The liver and healthy aging. Ageing Research Reviews. 2023;84:101822.
  9. Franceschi C et al. Inflammaging and immunosenescence. Nature Reviews Immunology. 2024;24(1):1–16.
V

Verena Wegener

Autorin/Autor bei Dispensio.

Alle Beiträge →